Il Parlamento investe
sui Parchi
Previsto uno stanziamento
complessivo di quasi 58,70 milioni di euro per il 2004
Il Ministero dell’ambiente aumenta del 5 per cento le
risorse da assegnare nel 2004 agli enti parco nazionali
e agli istituti, associazioni e organismi coinvolti in
programmi di gestione delle aree protette. Lo schema di
ripartizione predisposto dal Ministero, che ha ricevuto
la settimana scorsa il via libera da parte dei due rami
del Parlamento, prevede uno stanziamento complessivo per
l’anno in corso di quasi 58,70 milioni di euro. Un
piccolo passo in avanti rispetto le dotazioni del 2003
(quasi 54 milioni), ma ancora troppo poco rispetto alla
cifra necessaria, stimata intorno ai 77 milioni. La gran
parte delle risorse, circa 43,5 milioni di euro
finiranno nelle casse dei parchi nazionali. Ma sono
disponibili anche oltre 6 milioni di euro per l’Icram,
l’istituto di ricerca applicata al mare e 3 milioni per
le riserve naturali dello Stato, per la gran parte
gestite dalle maggiori associazioni ambientaliste. “Per
l’elaborazione del piano di ripartizione sono stati
tenuti presenti due criteri fondamentali: quello della
ragionevolezza e quello della capacità di spesa rispetto
alle esigenze”, si legge nel documento siglato dal
ministro dell’Ambiente Altero Matteoli. Un richiamo
indiretto alle storture di gestione delle aree protette
registrate dalle indagini conoscitive che nel corso
degli ultimi due anni sono state condotte alla Camera e
al Senato. Al 5 maggio 2003 le giacenze di cassa, e cioè
le risorse attribuite dalla Stato ai parchi e mai spese,
ammontavano a quasi 145 milioni di euro. Risorse che – è
questo l’appello emerso a Montecitorio e a palazzo
Madama – occorre ancora spendere e far fruttare, pena
l’applicazione di penali. E perchè i parchi inizino a
spendere quelle risorse è necessario stringere i cordoni
della borsa sulle dotazioni annue. Le Camere hanno
inoltre evidenziato la necessità d'incentivare le
iniziative che portino le aree protette ad
autofinanziarsi, auspicando nel contempo un più severo
controllo dei flussi di spesa da parte dell’ente
vigilante. Facendo particolare attenzione al parco
nazionale d’Abruzzo “che con la propria situazione
debitoria (oltre 6 milioni di euro) – si legge nella
relazione predisposta dal Ministero – potrebbe incidere
negativamente sulle risorse finanziarie disponibili per
gli altri enti parco”. Nel solo 2003 per il parco
d'Abruzzo lo Stato ha dovuto mettere più volte mano al
portafogli erogando complessivamente 8,5 milioni di euro
tra fondi ordinari (quasi 3 milioni), ma soprattutto per
risorse straordinarie. “Il Ministero dell’Economia –
prosegue la relazione - ha garantito una quota extra di
finanziamento legata alla situazione debitoria di 4
milioni di euro a causa dell’accertamento di spese fuori
bilancio scoperte dal commissario ad acta che ancora
oggi sta individuando ulteriori oneri da sostenere per
le casse dello Stato. Altresì al parco d’Abruzzo sono
stati concessi (con la finanziaria 2003) 2 milioni di
euro per gli anni 2003-2004-2005 per l’emergenza
occupazionale”. Una situazione che risente di
un’emblematica malagestione passata, in cui elementi di
continuità sarebbero insostenibili e intollerabili per
il futuro. L’obiettivo è la politica del dialogo e della
mediazione, anche se gli attacchi subiti dal neo
presidente di RomaNatura, l’ente parco più importante
della Capitale, sono stati pesantissimi. “Per la
gestione dell’Ente Parco, c’è bisogno di un personaggio
alla Casini. Credo che dovrò usare le stesse qualità di
moderazione del presidente della Camera per riuscire
nell’impresa”, dice al Velino
Massimo Bugli
che dopo un’aspra battaglia
politica si appresta a insediarsi alla guida dell’ente
che gestisce 14 mila ettari e 13 aree protette,
roccaforte finora degli uomini di fiducia del sindaco di
Roma. “Gli inizi sono sempre difficili–dice
Bugli
- E’ vero che sono stato eletto
grazie ai voti del consiglio regionale, ma aspiro al
dialogo con tutte le forze anche se sicuramente alcune
scelte di gestione verranno riviste: come la questione
del modo di intendere la fruibilità dell’area protetta
che deve essere massima da parte dei cittadini. Parlare
di patrimonio naturalistico comporta creare una distanza
tra il patrimonio stesso e i potenziali consumatori,
principalmente i bambini e gli anziani. Ma non si
possono più porre dei recinti o pensare di salvaguardare
il verde mettendolo sotto una campana di vetro, ma fare
in modo che il parco sia un che di vivo, come nel caso
di alcune aree agricole che potrebbero essere
trasformate in fattorie didattiche”. La gestione del
grande patrimonio riconducibile a RomaNatura continuerà
sicuramente a tenere viva la polemica.In tempi brevi,
assicura Bugli,
sarà reso operativo il progetto per facilitare l’accesso
alle aree verdi da parte delle persone disabili e dei
bambini ospedalizzati.
(tratto da: l'Avanti!)