www.parks.it - 6 aprile 2004

 

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Il Parlamento investe sui Parchi

Previsto uno stanziamento complessivo di quasi 58,70 milioni di euro per il 2004

Il Ministero dell’ambiente aumenta del 5 per cento le risorse da assegnare nel 2004 agli enti parco nazionali e agli istituti, associazioni e organismi coinvolti in programmi di gestione delle aree protette. Lo schema di ripartizione predisposto dal Ministero, che ha ricevuto la settimana scorsa il via libera da parte dei due rami del Parlamento, prevede uno stanziamento complessivo per l’anno in corso di quasi 58,70 milioni di euro. Un piccolo passo in avanti rispetto le dotazioni del 2003 (quasi 54 milioni), ma ancora troppo poco rispetto alla cifra necessaria, stimata intorno ai 77 milioni. La gran parte delle risorse, circa 43,5 milioni di euro finiranno nelle casse dei parchi nazionali. Ma sono disponibili anche oltre 6 milioni di euro per l’Icram, l’istituto di ricerca applicata al mare e 3 milioni per le riserve naturali dello Stato, per la gran parte gestite dalle maggiori associazioni ambientaliste. “Per l’elaborazione del piano di ripartizione sono stati tenuti presenti due criteri fondamentali: quello della ragionevolezza e quello della capacità di spesa rispetto alle esigenze”, si legge nel documento siglato dal ministro dell’Ambiente Altero Matteoli. Un richiamo indiretto alle storture di gestione delle aree protette registrate dalle indagini conoscitive che nel corso degli ultimi due anni sono state condotte alla Camera e al Senato. Al 5 maggio 2003 le giacenze di cassa, e cioè le risorse attribuite dalla Stato ai parchi e mai spese, ammontavano a quasi 145 milioni di euro. Risorse che – è questo l’appello emerso a Montecitorio e a palazzo Madama – occorre ancora spendere e far fruttare, pena l’applicazione di penali. E perchè i parchi inizino a spendere quelle risorse è necessario stringere i cordoni della borsa sulle dotazioni annue. Le Camere hanno inoltre evidenziato la necessità d'incentivare le iniziative che portino le aree protette ad autofinanziarsi, auspicando nel contempo un più severo controllo dei flussi di spesa da parte dell’ente vigilante. Facendo particolare attenzione al parco nazionale d’Abruzzo “che con la propria situazione debitoria (oltre 6 milioni di euro) – si legge nella relazione predisposta dal Ministero – potrebbe incidere negativamente sulle risorse finanziarie disponibili per gli altri enti parco”. Nel solo 2003 per il parco d'Abruzzo lo Stato ha dovuto mettere più volte mano al portafogli erogando complessivamente 8,5 milioni di euro tra fondi ordinari (quasi 3 milioni), ma soprattutto per risorse straordinarie. “Il Ministero dell’Economia – prosegue la relazione - ha garantito una quota extra di finanziamento legata alla situazione debitoria di 4 milioni di euro a causa dell’accertamento di spese fuori bilancio scoperte dal commissario ad acta che ancora oggi sta individuando ulteriori oneri da sostenere per le casse dello Stato. Altresì al parco d’Abruzzo sono stati concessi (con la finanziaria 2003) 2 milioni di euro per gli anni 2003-2004-2005 per l’emergenza occupazionale”. Una situazione che risente di un’emblematica malagestione passata, in cui elementi di continuità sarebbero insostenibili e intollerabili per il futuro. L’obiettivo è la politica del dialogo e della mediazione, anche se gli attacchi subiti dal neo presidente di RomaNatura, l’ente parco più importante della Capitale, sono stati pesantissimi. “Per la gestione dell’Ente Parco, c’è bisogno di un personaggio alla Casini. Credo che dovrò usare le stesse qualità di moderazione del presidente della Camera per riuscire nell’impresa”, dice al Velino
Massimo Bugli che dopo un’aspra battaglia politica si appresta a insediarsi alla guida dell’ente che gestisce 14 mila ettari e 13 aree protette, roccaforte finora degli uomini di fiducia del sindaco di Roma. “Gli inizi sono sempre difficili–dice Bugli - E’ vero che sono stato eletto grazie ai voti del consiglio regionale, ma aspiro al dialogo con tutte le forze anche se sicuramente alcune scelte di gestione verranno riviste: come la questione del modo di intendere la fruibilità dell’area protetta che deve essere massima da parte dei cittadini. Parlare di patrimonio naturalistico comporta creare una distanza tra il patrimonio stesso e i potenziali consumatori, principalmente i bambini e gli anziani. Ma non si possono più porre dei recinti o pensare di salvaguardare il verde mettendolo sotto una campana di vetro, ma fare in modo che il parco sia un che di vivo, come nel caso di alcune aree agricole che potrebbero essere trasformate in fattorie didattiche”. La gestione del grande patrimonio riconducibile a RomaNatura continuerà sicuramente a tenere viva la polemica.In tempi brevi, assicura Bugli, sarà reso operativo il progetto per facilitare l’accesso alle aree verdi da parte delle persone disabili e dei bambini ospedalizzati.

(tratto da: l'Avanti!)